De coctura solare

Ovvero come perdere tempo con delle trappole inutili, ma dilettevoli

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mercoledì, 23 luglio 2008


UN FORNO DI CARTONE

Girellando per internet, si trovano alcuni progetti di forni solari fatti con il cartone.
Questi "progetti"   si basano, più o meno, tutti sul medesimo principio: metti in una scatola di cartone un po' di isolante, fai un coperchio con una finestra, aggiungi un po' di riflettori, ficca dentro una pignatta, metti il tutto al sole e aspetta: qualcosa si cucinerà.
Dei vari siti che parlano del forno solare, ho tratto ispirazione in particolare da quello proposto da Solar Cooking org.
Rispetto al forno "Minimum"  ho introdotto alcune piccole modifiche che illustrerò più avanti.

Ecco allora la mia versione del forno cartonoso.

21062008226
La finestra è fatta con un sacchetto Cuki  "Cuoci a dieta".
Gli specchi sono fatti rivestendo di pellicola di alluminio dei fogli di cartone.
Il braccetto che regge lo specchio principale (quello in alto) è fatto con un pezzo di fil di ferro rivestito.
Il braccetto si inserisce in due tubicini ricavati da una cannuccia di quelle larghe con una parte pieghevole.
I tubicini sono fissati con nastro da pittore.
Come vi racconterò più avanti, non è un gran sistema e dovrò cambiarlo.
Il "filo" bianco che spunta dalla base è una rozza maniglia (ci sono due asole, una per parte) per rendere l'aggeggio più traportabile. Le maniglie sono state fatte con un vecchio pezzo di treccia di metallo rivestita di plastica per stendere la biancheria.






postato da: etienne64 alle ore 18:10 | link | commenti (1)
categorie: cucina, forno solare cartone

ALCUNI DETTAGLI SULLA COSTRUZIONE

Obbiettivamente, la costruzione del forno è piuttosto semplice.
Ho usato solo nastro da pittori (o da carrozziere, insomma quello per mascherare quando si pittura) anziché altri tipi di nastro adesivo perché, a torto a ragione, l'idea di aver plastica calda intorno ad una cosa che deve contenere cibo non mi allettava molto. Magari è una fesseria (non ho la più pallida idea di che colle usino per il nastro da pittore), ma inzomma, vaporini di pvc o cose simili non mi ispiravano molto.
Per incollare ho usato il Vinavil che, per quel che ne so, è meravigliosamente stabile.

Allora, si parte da una scatola di cartone:

18052008198
Tutto il trucco dell'isolamento sta nell'accoppiare la stagnola (recte, il foglio di alluminio), riflettente, con il cartone, buon isolante: il caldo (raggi infrarossi, alla fin della fiera) viene riflesso dalla stagnola verso l'interno; quel che passa comunque incontra un buon isolante come la carta.
(Notate i giornali per non sporcare il mio prezioso banco da lavoro...)

18052008196
Stesso discorso per il coperchio: una bella copertura di stagnola all'interno aumenta ben bene l'isolamento (ben bene, dai, vabbé, la migliora).

18052008193
La scatola che ho trovato era un po' grande rispetto alla scatola più piccola che dovevo metterci dentro e che funge da camera di cottura.
In particolare, la scatola era decisamente troppo fonda.
Invece di spessorare, ho messo un pezzo di cartone piegato in due punti, così da creare una sorta di costolatura che spero si veda nella fotografia.
Ho pensato che per l'isolamemento dovrebbe funzionare lo stesso.
Poi si mettono un bel po' di pezzi di cartone accoppiati a foglio di alluminio e, nel mezzo una scatola che diventerà la "camera di cottura".
E voilà:

07082008263Oppure

07082008265

Una particolarità è data dalla leggera inclinazione del coperchio.
Visto di profilo il forno appare così:

07082008264Le bande di nastro adesivo nella pate inferiore coprono malamente una serie di pezzi di cartone disposti a formare una "scarpa" atta ad inclinare leggermente il tutto


Siccome non siamo all'equatore, il sole non è mai verticale o quasi.
Dalle mie parti (46° parallelo), il sole in giugno arriva al massimo a 67° di altezza.
In teoria, quindi, l'inclinazione ideale della finestra rispetto all'orizzonte (o al suolo, che fa lo stesso) dovrebbe essere  di 23° (157°)  e cioé 67° + 90° - perché assumo che la miglior posizione della finestra sia ortogonale ai raggi solari-  a cui aggiungere altri 23° per completare l'angolo piatto. O meglio... 23° dovrebbe essere l'inclinazione minima e cioé quella ottimale a mezzogiorno: sarebbe, tuttavia, meglio che la finestra avesse un'inclinazione maggiore per captare meglio i raggi solari anche durente il resto della giornata quando il sole è più basso.
Questo in teoria.
In realtà, l'inclinazione del coperchio del mio forno cartonoso è stata determinata in modo assai più banale e cioé provando quale fosse la massima inclinazione possibile senza che la scatola interna (la "camera di cottura") fuoriescisse dalla scatola esterna.
Insomma, la situazione è questa:
Immagine FORNOSe la "camera di cottura" è la scatola rappresentata dal contorno nero (A), il contenitore del forno e quindi la finestra potrà essere alzata fino a che la camera di cottura non si trovi con il bordo più basso a contatto con la finestra e cioé nella situazione descritta dal rettangolone rosso (B). Il disegno fa un po' schifo, ma non sono bravo con Paint.
Ovviamente, quanto si riesce ad inclinare dipenderà dalle dimensioni della scatola interna rispetto alla scatola esterna.
Siccome un forno del genere, nella scarsissima misura in cui abbia senso farlo, DEVE esser fatto con materiale di riciclo, è naturale che non si possono dare misure prestabilite, dipendendo la concreta realizzazione da quel che si trova ravanando tra gli scatoloni buttati via.
Va notato che trovare scatoloni di cartone non è un'impresa impossibile, ma è meno semplice di quel che si potrebbe pensare. Infatti, molti negozi che pur maneggiano enormi quantità di cartone (ad esempio, i supermercati), sminuzzano e pressano i (per noi, preziosi) cartoni vuoti per poterli smaltire meglio.
Sicché, quando partite alla caccia dello scatolone perduto, armatevi di un po' di pazienza, tirate su tutto quello che trovate (vi servirà parecchio cartone in più rispetto alle due sole scatole interna ed esterna) e poi adattate il tutto come come meglio riuscite.

Lo stesso discorso vale per le dimensioni della finestra che è limitata dalle dimensioni dei sacchetti da forno reperibili (praticamente, mi pare che solo la Cuki venda 'sti sacchetti termoresistenti).







postato da: etienne64 alle ore 18:47 | link | commenti
categorie: forno solare cartone
martedì, 05 agosto 2008

PROVIAMO A CUOCERE QUALCOSA

Poiché tutti i siti che parlano di 'ste trappole solari raccomandano di utlizzare una pentola nera, mi son procurato un pentolino nero di quelli antiaderenti: non costava troppo (circa 8 euro) ed è carino. E' fatto di alluminio ed è abbastanza spesso.
Altrettanto importante, dicono, il coperchio. Ho un coperchio di vetro che ci va giusto giusto.
Questa è la pentola.

07082008267
E' opinione altrettanto diffusa che sia necessario fare una placca del forno (il fondo, insomma) nera per trattenere più calore. Vengono proposti sistemi vari per pitturare la placca, sistemi che quasi tutti si scontrano col fatto che le vernici, a scaldarle, buttano fuori sostanze nel migliore dei casi tossiche e, più spesso, decisamente velenose.
Altri sistemi suggeriscono di annerire la placca sul fuoco. Il grazioso sistema non tiene conto del fatto che la fuliggine, di regola, non è adesiva: provate ad annerire qualcosa con la fuliggine e poi passateci un ditino sopra e vi convicerete della verità di quel che dico.
Un nero bello nero, ma schifoso, lo si può ottenere esponendo l'oggetto da annerire ad una fiamma di sostanze grassi (olio o cose del genere) o, come facevano una volta i fabbri per carbonare il ferro, facendo bruciare a contatto con l'oggetto da annerire stracci imbevuti di olio: se l'olio brucia male, lascerà una fuliggine effettivamente molto appiccicosa. Troppo. Quel che vi troverete è una patina molliccia, unta e vagamente emetica, su cui dovreste appoggiare le vostre disiate pietanze. Se ci tenete, fate pure, io no, grazie.
L'unico sistema che, pur non avendolo sperimentato, sembra unire la non tossicità con un minimo di adesività è annerire una colla di farina con polvere di carbonella. Ma, fermi i dubbi su cosa succede di questa specie di pane carrasau dopo un po' di cotture (mi viene da pensare che si sbricioli allegramente) il punto è: ma ne vale la pena?

Partiamo da una considerazione: se uso la pignatta, la vera camera di cottura è la pignatta stessa, non il vano del forno dove infilo la pignatta.
Seconda considerazione. Con cosa faccio la placca? Su solarcooking.org suggeriscono di farla sempre accoppiando un pezazo di stragnola con del cartone, pitturando poi il tutto di nero.
Ora, una placca del genere ha un'inerzia termica direi piuttosto limitata. Il nero consentirà sì all'alluminio di scaldarsi più velocemente, ma, alla fine, ho semplicemente ottenuto che un corpo di metallo - il pezzetto di stagnola - del peso di qualche decimo di grammo (forse anche meno) potrà, alla volcità del fulmine ricedere il (poco) calore accumulato.
Sicché, mi vien da pensare che sia decisamente meglio lasciare il fondo riflettente, di modo che una piccola parte dei raggi solari entrati nel forno venga riflessa sulla pignatta, questa sì nera, sì da trattenere quanto più calore (recte, luce) possibile.
Insomma la mia "placca" è questa:

07082008266

Ok, passiamo alle pappe.

Come prima prova ho provato a fare un uovo, sulla base delle considerazioni di Bressanini circa la bontà dell'uovo a 65°.
bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2007/05/15/luovo-a-65-gradi/
Boh, mi dico, a 65° gradi ci dovrebbe pur arrivare.
In effetti, l'uovo viene fuori cotto e, a vederlo, assomiglia molto a quello cucinato da Bressanini. In effetti è vero, è buono.
Però...
Però non avevo un termometro. A quanto era andato il forno? A 65° gradi, a più, a meno?
Decido così di sacrificare altri 9,90 euro sull'altare della scienza e mi compro un termometro da forno. Bellissimo. Mai avuto prima un termomentro che arrivasse a misurare fino a 300° a fondo scala. Tra me e i laboratori del MIT ormai non c'é alcuna differenza. Anzi, se sarò buono, il mio termometro pure glielo impresto....
Ecco il termometro.

07082008261-001

Ora possiamo provare a cucinare qualcosa di più serio, misurando la temperatura interna del forno.
Direte: e perché un uovo non è serio? Perché, misurando la temperatura della macchina di mia moglie sotto il sole di luglio ho fatto la sensazionale scoperta sientiffica (la fricativa postalveolare sorda è stata volutamente omessa) che l'abitacolo di una automobile, sotto il sole estivo, può raggiungere (e superare) i 65°. Sicchè un uovo lo si può cucinare  anche sul cruscotto della macchina, senza alcun forno solare. Appena ho un attimo di tempo provo la cottura automobilistica dell'uovo.

E che cucino di diverso dall'uovo?
Potrei cucinare del pane, per esempio. Ecco, adunque, lo straordinario racconto della ascesa ad inimmaginabili vertici calorici di una scatola di cartone opportunamente modificata.

19 luglio 2008 A.D. Il cielo è perfettamente sereno. All'ombra c'é una temperatura di 25°.

h.11.10 metto nel forno la nera pignatta con dentro due panetti composti con
- 250 g. di farina OO
- un po' di lievito di birra "Bertolini"
- un cucchiano di zucchero (serve per far partire il lievito)
- mi dimentico il sale
- un po' di olio
- acqua q.b. (con una certa abbondanza...)
Ho aggiunto un pezzo di cartone con la rituale stagnola per aumentare l'isolamento nella parte anteriore del forno.
Alle 11.35 la temperatura del forno è di 65°.
Alle ore 14.30 la temperatura ha raggiunto appena 85°
I panetti, lievitando si sono fusi in un'unica pagnotella.
Vago senso di frustrazione e incipiente percezione della mia idiozia.
h.15.00. La temperatura ha superato i 100°!!!! Il forno è a circa 102/103 gradi (considerate che il termometro scrimina i 2,5 gradi, avendo tacche ogni 5 gradi)
Mi gaso come una biscia. Altro che frustrazione: sono il novello Archimede e attendo una che una flotta nemica si infili nel mio forno per arderla.
h.16.05. La temperatura raggiunge i 112/113 gradi!!!!  La temperatura esterna (misurata nello stesso punto all'ombra) è salita a 26°.

19072008240
Considerazione: il tempo di riscaldamento è davvero lungo.... più di tre ore, anche se bisogna considerare che spesso gli specchi sono caduti a causa del tutt'altro che efficente sistema di fissaggio a cannucce.
Ovviamente, non è possibile (e credo essere questo uno dei più grandi limiti dei forni solari a scatola) preriscaldare il forno, se non in misura minima. Se si apre il coperchio superiore il calore se ne va tutto o quasi.

h.17.35 Probabilmente a causa della caduta dello specchio principale, la temperatura interna è scesa a meno di 90 gradi, circa 87/88.

Ok, togliamo il pane dal forno.
Questo è il risultato.

19072008241
e questo è il sotto, una volta girata la pagnotella

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Non è ben cotto, anzi dentro è proprio crudino.
Lo metto in forno (quello vero) a 100 gradi per circa 15 minuti per vedere se si finisce di cucinare.
In effetti dopo 15 min. di cottura supplementare è cotto.
E' sciapo e pessimo.
Non un gran risultato, ma mi consolo con la meraviglia di una scatola di cartone che è riuscita ad arrivare a quasi 115 gradi.


 


postato da: etienne64 alle ore 11:36 | link | commenti
categorie: cucina, cottura, pane solare

SECONDA PROVA DI COTTURA

3 agosto 2008. Provo di nuovo a cucinare del pane.
Stavolta il panetto è un po' più piccolo (200 g. di farina) e non mi son dimenticato il sale.
h.11.00 Temp. esterna all'ombra 32°. Cielo chiaro, forse un filo velato per la gran umidità.
Inizio la cottura.
Gli specchi non cadono quasi mai (non c'é praticamente vento), e finalmente ad
h.14.00 supero i 100°.
Ad h. 15.00 raggiungo il massimo di 107/108 gradi.
Alle 17.45 tiro fuori il pane.
Questo il risultato.
03082008256Bhé, rispetto all'altra volta ha un po' di crosticina...

03082008258Sulla tovaglia a fioroni anti macchie di bambini della cucina... Sembra pane, in effetti...

03082008259In sezione.
La cosa singolare è il colorito bruno. Non ho usato farina integrale.
Il gusto è gradevole, ricorda il pane paesano, un po' pesante, ma più che mangiabile.
Vittoria!!!!

Debbo correggere una cosa che avevo scritto nel post precedente, dove dicevo che riscaldare il forno non serve a niente.
In realtà, dopo aver tirato fuori il pane, averlo portato in cucina, commentato con moglie e figli il risultato (insomma, una ventina di minuti), sono tornato in giardino a riprendermi il forno che, ovviamente, in questo tempo era rimasto sempre aperto . Singolarmente, il termometro segnava ancora circa 50°.
Sicché, debbo pensare che un preriscaldamento del forno possa avere una qualche utilità.





postato da: etienne64 alle ore 12:00 | link | commenti
categorie: cucina, cottura, pane solare
martedì, 09 settembre 2008

Le ultime, piccole novità.
Ho pitturato di nero il forno, per migliorare (?) la capacità di riscaldamento.
La pittura ha una curiosa particolarità. Avevo della pittura da muro che mi avanzava e una boccetta di nero. Avevo così deciso di farmi un po' di pittura grigio scurissimo.
Ma, maledizione, dopo aver già versato la pittura bianca, mi accorgo che di nero ne era rimasto pochissimo: quanto basta per sporcare la pittura, ma assolutamente insufficiente per avere un bel nero acchiappacalore. Non ho voglia di aspettare il prossimo week end (se è bello vorrei rimettere in funzione il forno).
Allora, ho fatto una immonda poltiglia di carbonella grattugiata con il grattugia formaggio e vinavil e ho spalmato il tutto: il risultato è decisamente "nero".
Come potete vedere, ho migliorato i supporti per gli specchi mettendo dei pezzetti di legno fissati con viti passanti e un ulteriore pezzo di compensato per dare base alla testa delle viti. Ogni pezzo di legno ha tre buchi per permettere un minimo di regolazione dell'altezza degli specchi.
 La strana forma dei ferretti dello specchio inferiore è dovuta al fatto che, a farli dritti, i supporti non reggono lo specchio.

08092008279
postato da: etienne64 alle ore 19:17 | link | commenti (1)
categorie: cucina, cottura, forno solare cartone
mercoledì, 03 dicembre 2008

LA POTENZA DEL FORNO SOLARE

Piove, schifosamente piove.
E allora che ci fai con un forno solare?
Niente, salvo un po' di esperimenti.
Per stabilire quanta potenza sviluppi un forno solare, Crovatto (vedi link a lato) suggerisce di infilare nel forno solare una resistenza, collegarla ad un variac attaccarci un voltmetro ed un amperometro, dare corrente, vedere a che temperatura arriva il forno e,  grazie all'amperometro ed al voltmetro, determinare la potenza assorbita dalla resistenza (sapendo che V * A = W).
Sistema ineccepibile, ma complicato per un fornologo da strapazzo par mio che non dispone di un variac, non dispone di un alimentatore con un output ragguardevole e come strumento di misurazione elettrica dispone solo di un tester.

Ho adottato un sistema assi più barbarico. Poichè Crovatto  dice che un forno a scatola dovrebbe produrre circa 75 watt, ho provato a verificare con delle resistenze di analoga potenza e cioé con delle lampadine.
Assumendo che 75 watt fosse un po' generoso ho provato prima con una lampadina da 40 watt.
Questi i primi risultati

Tempo Temp.interna temp. esterna
10.40 13 13
11.20 55 13
11.40 57 13
12.35 62 13
16.25 65 13
18.00 65 13

Pur considerando che la temperatura esterna era molto più bassa di quella presente durante gli esprimenti estivi, considerando che al sole d'estate avevo superato abbondantemente i 100 gradi (ero arrivato a 115 gradi) direi che al sole il forno produceva più di 40 watt.

Il giorno dopo, domenica infame con neve e pioggia, ci riprovo con una lampadina da 75 watt.
Questi risultati

Tempo Temp. interna Temp. esterna
10.55 14 14
11.16 68 14
13.20 96 14
15.05 96 14
     

Dopo la misurazione delle 15.05 lascio stare, ritenendo che ormai il forno abbia raggiunto il punto di equilibrio.
Considerando che la temperatura esterna è di 14 gradi contro i 26 gradi  circa di quest'estate, mi sembra che si possa stimare che il forno produca o, meglio, acchiappi circa 75 watt di potenza dal sole.

Una curiosità. Dopo l'ultima misurazione, ho appoggiato il riflettore superiore sulla finestra del forno, così per vedere che succedeva.
Dopo 45 minuti la temperatura era salita a 135 gradi.

Il che la dice lunga:
a) su quanta energia venga dispersa dalla finestra
b) sul costo mostruoso di cucinare pane in questo modo.

Allora.
Se il mio forno "produce" circa 75 watt e ci mette, d'estate, circa 6/7 ore per cucinare 200 grammi di pane, mi sembra che si possa dire che per cucinare 200 grammi di pane servano circa 0,5 kilowattora (0,075 * 7 = 0,525).

Un kilowattora costa circa 15 centesimi: non è una cifra precisa precisa, perché le tariffe cambiano a seconda dei consumi, ma teniamoci su una cifra più o meno media.
(per coloro che sono privi di fede : http://www.enel.it/sportello_online/elettricita/tariffeelettriche/domestiche_monoorarie/D2/).

Quindi, ad ogni cottura di pane (o altra cosa che si cucina in circa 6 o 7 ore) ho un risparmio di circa 7, dai facciamo 8 essendo generosi con i decimali, centesimi.

Dando pure per gratis il cartone, tra fogli di alluminio, sacchetti Cuki e colla (abbastanza) ho speso circa 10 euro per fare il forno. In tutto ciò non considero la pentolina nera che uso anche per altre cose (e quindi non imputo nella mia contabilità industriale al forno) il coperchio della pentolina, il termometro e le cose accessorie.
Con un complesso calcolo matematico si ricava che per recuperare il costo del forno devo usarlo almeno 125 volte (10 / 0.08 = 125).

Si potrebbe dire:
a) ma sei stato tanto ecologico. E chi se ne frega, anche perché non è vero.
b) hai evitato di immettere C02 nell'atmosfera. Vero e falso al tempo stesso. Vero, perché il forno solare non produce CO2. Falso perché per produrre i fogli di alluminio, i sacchetti Cuki e per andare a prendere il cartone (anche in bicicletta: respiro e quindi produco CO2, per tacere del fatto che esistendo produco altri gas inquinanti quali anidride solforosa -non vi spiegherò come, ma sappiate che la cosa è collegata all'assunzione di una ricca fonte di proteine vegetali- e metano ogni qualvolta rutto: si tratta di gas serra, il primo anche tossico ad alte concentrazioni) produco CO2 che ci metterò un bel po' di tempo ad ammortizzare con le virtù ecologiche del forno.

Una cosa però resta sorprendente. Si può cucinare ragionevolmente bene anche con temperature assai più basse di quelle comunemente in uso. Il pane si può fare, come visto, con una temperatura di 100 gradi scarsi.
Il che induce a fare un po' di ragionamenti e un po' di esperimenti sulla cottura a bassa temperatura. Cosa che farò nei prossimi week end di pioggia, se non trovo altre cose da fare.






postato da: etienne64 alle ore 09:04 | link | commenti
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lunedì, 13 aprile 2009

PASQUA 2009 CON IL FORNO

Dicono che dalle mia parti una Pasqua così calda non si registrasse da 50 anni.
Visto che sono rimasto a casa con parenti vari, ottima occasione per far andare il forno solare.
Il cielo è perfettamente terso.
Ho cucinato i già sperimentati 200 g, di farina 00, lievito di birra, zucchero, sale acqua e, stavolta, ho aggiunto anche latte. Volevo aggiungere anche delle cipolle, ma la prole è insorta minacciando moti insurrezionali di vario colore politico. Ho lasciato la pasta lievitare per circa un'ora e mezza prima di metterla a cucinare.

La tabella riporta le misurazioni che ho fatto.
Ho preriscaldato il forno, lasciandolo al sole vuoto dalle 09.00 alle 10.30. Poi sono andato a prendere mia madre, pregando che qualcuno mi mettesse la pignatta con il pane nel forno. Quando sono tornato, un'ora dopo circa, lo specchio era caduto e la temperatura crollata a 80 gradi. La misurazione delle 10.30 non l'ho fatta io e manca la temperatura esterna.
Non sono in grado di dire quando lo specchio è caduto e, pertanto, non sono in grado di dire quanto tempo il pane sia restato ad una temperatura superiore ai 100 gradi.

Tempo Temp. forno Temp. esterna
09.00 14 14
09.35 76 14
10.30 110 (?) (?)
11.30 80 17
12.10 107 17
13.20 117 17
14.50 120 (!) 18
16.00 115 19
16.45 115 18

I ferretti, pel resto, hanno funzionato molto bene e, sebbene soffiasse una leggera brezza, non sono mai caduti (una volta posizionati come dovevano essere posizionati )
Qui sotto potete vedere il forno in tutto il suo nero splendore e con i ferretti di sostegno vestiti di nuovo come Valentino.

12042009330
L'incredibile vetta dei 120 gradi!

12042009332
E questo è il risultato finale: 4 etti di pane.
12042009334La crosta è appena accennata: forse sarebbe stato necessario ancora un po' di tempo, ma il parentantame voleva essere riportato a casa.
Comunque, la prova organolettica è stata brillantemente superata.
Altri 8 centesimi di corente risparmiati. Mi mancano solo altre 123 volte per rientrare dal costo dei materiali impiegati per fare il forno.....




postato da: etienne64 alle ore 22:03 | link | commenti (1)
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sabato, 30 maggio 2009

PATATE & CIPOLLE

23 maggio 2009, caldo, cielo perfettamente sereno, niente di particolare da fare... non resta che far andare il forno.
Stavolta, basta pane. Proviamo con le patate.
La ricetta è costituita da 350 g. di patate tagliate a rondelle (suppongo che ciò dovrebbe facilitare la cottura, maggior superfice) 50 g. di cipolla e un po' di olio sul fondo della pignatta.

Patata
Le cipolle le ho messe sul fondo, sperando che soffriggano un po' con l'olio.

Dopo 10 minuti di preriscaldamento, metto a cuocere.
Tabellina dei risultati, notevoli almeno dal punto di vista termico

Ora T. forno T.est.
11.30 77 26,5
12.30 110 26.5
13.30 120 27,0
14.30 115 27,0
15.10 125 27,0
     

125 gradi
Ammirate il termometro a 125 gradi!

Il risultato, sebbene commestibile (dopo aver aggiunto un po' di sale) non è proprio esaltante.

PatateLe cipolle sono assai poco imbiondite, al più un po' passite e le patate sono decisamente stracotte.

In effetti, pensandoci un po', probabilmente le ho tenute davvero troppo. Allora, se una patata intera è cotta con circa 20 min, di bollitura e cioé lasciandola per 20 min. ad una temeratura di 100 gradi, le mie patate sono state a oltre 100 gradi per circa 3 ore: decisamente troppo.

La prossima volta provo a essere più preciso e cucinarle di meno.

Rimane il problema della cipolla. Se l'olio frigge a circa 300 gradi e comincia a fumare intorno ai 190, a 120 gradi la mia cipolla rilascia (frose) un po' di sostanze aromatiche (in effetti le patate avevano abbastanza gusto di cipolla, come si conviene alle patate in teccia alla goriziana), ma la cipolla non soffrigge.

Mumble, mumble.... qualcuno ha qualche ideuzza su come surrogare alla mancanza di un adeguato soffritto?
postato da: etienne64 alle ore 20:33 | link | commenti
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sabato, 22 agosto 2009

ANCORA PATATE

Oggi il cielo è cangiante, ma il sole non brilla mai appieno.
Sebbene i forni cartonosi siano dichiarati non essere adatti a funzionare bene con il cielo velato, provo a cucinare ancora patate e mi lancio nel tentativo di cucinare ben 1/2 kg di patate. Questa volta lascio stare l'olio e aggiungo solo un bel po' di rosmarino. Le patate sono patate a "buccia gialla" dichiarate adatte per la cottura a vapore e al forno. Mah.
La solita tabella, questa volta tutt'altro che uniforme.

Ora temp.forno temp.est. Note
10.40 32 27 Il cielo è coperto
11.30 87 27 Inserisco le patate. Il cielo si è schiarito, ma è leggermente velato.
13.15 112 28  
14.10 112 29 Apro il forno ed assaggio: patate decisamente crude
14.50 120 (!) 29 Seconda apertura: patate ancora crude
15.20 75   29 Il cielo è decisamente coperto (vd. foto)
15.50 50   29 Vabbé, ci rinuncio, tiro fuori le patate che sono ancora mal cotte.

 Alcune considerazioni sul cielo.
Il cielo è passato da essere come nella foto (1) verso le 10.00 ad essere quasi perfetto come nella foto (2) verso le 13.00

22082009369(1) (2)22082009370                








Nel pomeriggio il cielo si è coperto (quando la temperatura del forno è miseramente crollata) ed il sole lo intravedeva a malapena tra le nubi, così:
22082009377Facile conclusione: il forno sopporta qualche nuvola in cielo, ma nulla più.
Mi dovrò procurare un fotometro.
Ah, le patate. Ho messo la pentolina sul fuoco e in circa 7 minuti di cottura supplementare le cotte perfettamente. L'effetto organolettico dell patata eliogasata è piacevole (ricordarsi di aggiungere il sale).








postato da: etienne64 alle ore 22:59 | link | commenti
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